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Credo che il desiderio di fare un’esperienza di volontariato sia nata in me lo scorso anno, proprio di questi tempi, quando la triste vicenda della scuola di Beslan mostrava in T.V scene di infanzie negate e rapite alla consuetudine del gioco: vedere quei bambini semi-nudi correre per strada, disorientati dalla violenza, mi spinse per la prima volta nella mia vita a chiamare in diretta una T.V locale per " dire la mia " e ad organizzare nel Liceo in cui insegno un incontro con gli studenti delle classi quinte per leggere e commentare l’ultima delle lettere contenute nel libro di Tiziano Terzani: "Lettere contro la guerra ". (1)
Ho spedito quel testo ad amici, ne ho fatto fotocopie da distribuire a parenti, conoscenti perché ho sentito più forte che mai l’esigenza di smuovere gli animi per far crescere nella gente la consapevolezza di un mondo dove l’infanzia è in pericolo quotidianamente, di un mondo che si muove sempre di più verso la violenza a discapito della pace, secondo la logica della guerra preventiva.
Le opportunità di confronto nate da questa iniziativa hanno contribuito a far nascere in me l’interesse per un modo di viaggiare diverso, " più responsabile”: mi ero come stancata di vedere il mondo da semplice turista, indaffarata con la sua macchina fotografica. Ho preso quindi contatti con organizzazioni del Turismo Responsabile, ma, a mio parere, non offrivano quanto stavo cercando e cioè, un contatto diretto e quotidiano con chi, dall’altra parte del mondo, vive in situazioni di evidente disagio socio-economico. Così, continuando a cercare, sono approdata all’idea che " il lavoro”, " il fare insieme” offrono la possibilità di un contatto ravvicinato con realtà diverse dalla nostra.
Ho cercato su Internet recapiti di Associazioni di Volontariato, ma la valanga di sigle risultò del tutto anonima a me che stavo cercando un contatto "vero”. Ho cominciato a chiedere ad amici e conoscenti che avevano fatto già esperienze simili in Africa, ma sono state le parole di Valentina, che colgo l’occasione di ringraziare anche da qui, a portarmi alla decisione finale: il suo entusiasmo è stato così sincero e travolgente che non ho avuto dubbi sul dove sarei andata a fare la mia prima esperienza di volontariato e cioè in Ecuador!!
Ora che sono tornata mi fa piacere raccontare cosa ha significato per me questa esperienza e perché mi sento di consigliarla.
- Prima di tutto, ho constatato come il lavoro offre la possibilità di misurarsi concretamente con la realtà di un Paese tanto diverso dal nostro e dall’Occidente in generale.
Io ho insegnato inglese nella piccola comunità di Gauijhon nella provincia del Chimborazo, riconosciuta come la zona più povera dell’Ecuador. Lavorando con quei bambini, mi sono gradualmente resa conto dei loro reali bisogni:
al di là dell’apprendimento di strutture linguistiche, ho capito che quei bambini necessitavano prima di tutto di attenzione, di momenti di gioco per superare la timidezza, della presenza di adulti per comprendere l’importanza del rispetto verso le cose proprie ed altrui , dell’igiene personale e dell’ambiente.
Il confronto è stato molto interessante e tante sono le cose che racconterò ai miei studenti qui in Italia perché credo che sia importante per le nuove generazioni "conoscere” cosa succede dall’altra parte del mondo;
- In secondo luogo, il lavoro permette di coinvolgere la comunità locale in un progetto di costruzione per condividere anche esperienze di vita: nella comunità di Esperanza, a circa un’ora di cammino da Gauijhon, ho rinnovato l’imbiancatura delle aule della scuola con la gente del posto e altri volontari. Nel corso di questa attività succedeva che ognuno molto spontaneamente parlava di sé, delle proprie vicende quotidiane, delle proprie speranze e desideri; altrettanto semplicemente si creava la possibilità di una conoscenza reciproca da un punto di vista strettamente umano;
- Lavorare nelle due comunità ha significato per me anche cercare di comprendere i ritmi e i tempi di un ambiente molto diverso: credo fermamente che una sensibilità culturale, derivante dalla consapevolezza dei motivi storico-politici di una data situazione ,sia il presupposto per una esperienza di volontariato nei cosiddetti Paesi del Terzo Mondo.
E’ innegabile che vi siano delle forti problematiche legate alla salute, all’educazione e che bisogna responsabilizzare le comunità, ma ci vuole pazienza, molta pazienza nel confronto, ciò per evitare sia un atteggiamento paternalistico-caritatevole, che vorrebbe "perdonare tutto” alla gente del posto sia un atteggiamento spiccatamente occidentale, che vorrebbe risolvere " tutto e adesso ";
- Il lavoro mi ha permesso di toccare ancora più con mano il crescente squilibrio
tra mondo opulento e mondo che vive di un dollaro al giorno: una cosa è leggere sui giornali un’altra è vedere con i propri occhi; entrare nelle case di queste persone, ascoltare i loro racconti: così facendo ho maturato ancora di più la convinzione che sia necessario invertire la tendenza e che sia arrivato il momento di " uscire allo scoperto, di impegnarsi per i valori in cui si crede. Una civiltà si rafforza con la sua determinazione morale molto più che nuove armi " prendendo a prestito le parole di Terzani dalla lettera precedentemente citata.
- Infine, ho conosciuto nuove persone provenienti da diverse parti del mondo e ho imparato
a parlare anche un po’ di Spagnolo!
Perché fare un’esperienza di volontariato con Ayuda Directa?
- Prima di tutto, per l’accoglienza calorosa che Michele e Cecilia riservano ai volontari:
è importantissimo sentirsi "ben voluti ed accettati” in un paese diverso. A me e ad altri volontari è capitato proprio così…
- In secondo luogo, per i principi che, secondo Ayuda Directa, dovrebbero animare il buon volontario. Eccone alcuni che condivido in particolar modo:
Tener ganas y ENERGIA para vivir una nueva experiencia
SER RESPONSABLE Y ALEGRE, HACER EL BIEN DIVIRTIENDOTE
DEJAR EN TU CASA LA CULTURA OCCIDENTAL
Respetar la diversidad cultural y aceptar lo que la diversidad cultural te propone
Tener iniciativa
Ser generoso
Compartir el trabajo
- Per le occasioni che Ayuda Directa crea per far conoscere il Paese:
la permanenza e il lavoro nelle Comunità infatti non escludono momenti di svago che permettono di conoscere luoghi di particolare interesse culturale-ambientale.
Mi piace concludere semplicemente ringraziando Michele, Cecilia, Lorena, Andrea,Tina, Lara, Katia, Corrado, Manuel, Paula, Edgar, Francisco e suo fratello Manuel, Santiago, i bambini e i grandi di Esperanza e Gauijhon, i ragazzi canadesi, i ragazzi ecuadoriani e tutte le persone che ho conosciuto o anche solo incontrato in questo viaggio!
Miriam
- NOTE. (1) Tiziano Terzani LETTERE CONTRO LA GUERRA ed. TEA
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Aggiornato il 25/01/2012
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